Animali fuggono, panàti
Le mandrie si rincorrono ventose negli spiazzi
coi loro passi ostiensi, viminali e fieri
sfuggendo alla terribile minaccia del macello.
Così i manzivitelli, e i maialupedi e i pollami
ciascuno nella sua pelosa custodia di nimale
a sfuggire il puzzodore del fatale rosmarino.
Natura chiama prede le robe a ventre molle
cosìvi il macellante s’attarda nello scanno.
E ne mangia il bimbo pallido, e l’irsuto falignamo
il tenebro ngegnere e pietoso lettricista
tutti accomunati dal mastico assassino.
E ochetta nana e cervo, e pecori e leonti
e tacchi, vacche e bufali, dei màiali anche gli unghi
Ed io li vedo cotti e mi figuro il bel sembiante
da vivi, dico io, da bestie brulicanti.
E la bistecca la veo manza, e la salsiccia maialetto
e cotica pellaccia e il petto che era pollo.
Ecco, qualche dubbio solo gli spiedini e i cordonblé.

Nessun commento