Chiante antiche


di Woland
13 ottobre 2009

*Poesia nella quale il poeta si mette braccia conserte e ospita altro poeta nel suo spazio solitario e gli apre spiragli di decubito per la condivisione del bene, parimenti ricambiato.

di Woland

L’ albero cui tendevi la pargoletta mano
Non so
E’ che stava proprio
In mezzo alle balle.

Che dovevo pur fare il vialetto nuovo,
Che la vita va avanti,
Che le cose son le cose,
E la vita va avanti,
Che l’ho anche già detto,
A quanto sembra.

Nel muto orto solingo
C’è la ruspa
Che mi stressa la timpananza
Come se non fosse sufficiente
Che mi son schiattati un sacco di figli

Sei nella terra fredda
Sei nella terra negra
E tutti questi pezzi di merda
E il loro humor nero
Che mi sarebbero morti dodici figli
Ah ah che ridere

Venite piuttosto nel muto orto solingo
Che vi uso
per far ricrescere il melograno

Rotti in culo.

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