*Poesia nella quale il poeta sfugge ai sacerdoti della setta, va in piazza, e urla certe cose sconosciute e vaghe
Bambine, bambini,
compagne, compagni,
onorevoli colleghi,
è finita,
tornate nelle vostre dimore,
dai vostri cari,
alle vostre vite
lasciate il cammino
i boschi tracciati e sfigurati dai sentieri
le mani ottuse da altre mani
abbandonate i sogni, le fantasie, le speranze nei grembiuli:
la befana sono io.
Suggestioni: bambini, befana, grembiuli, mani ottuse
Questa poesia è stata scritta
il 6 gennaio 2010 alle ore 00:51 ed è stata archiviata in Amara società.
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