La mano


di azael
6 marzo 2012

*Poesia nella quale il poeta si smembra per occupare, proporzionalmente, più spazio.

Dammi la mano
scappiamo lontano
prendiamo l’autobus e andiamo al mare
un mare con dentro i pesci maiali
che fanno l’amore con le lische intrecciate
e poi si suicidano per farci mangiare

dei pesci maiali si butta ogni cosa
rimangono solo le lische intrecciate
si seccano al sole e si fanno guardare
per farsi vedere strafatti d’amore

andiamo a sdraiarci nei cimiteri
a vedere le facce dei morti contenti
a capire se pensano ancora ai (pesci) maiali
o se ridono solo della gioia dei vermi

dammi una mano
uccidimi piano
tagliami a pezzi e mettimi in borsa
portami al fiume a guardare le rane
lasciami al sole per farmi abbronzare

prendi i miei pezzi
e rifammi migliore
poi butta tutto
e lasciami stare
non so neanche nuotare, al mare non so se ci posso venire

prendi la mano
e scappa lontano
mettila in tasca e tienila stretta
portala al mare, nei cimiteri,
portala sempre a guardare
le rane.

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