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	<title>Poesie da decubito &#187; Ospiti e trobadori</title>
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	<description>[Noi poeti laureati quando incontriamo poeti diplomati vinciamo facile]</description>
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		<title>Martina</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Mar 2013 09:01:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>azael</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ospiti e trobadori]]></category>

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		<description><![CDATA[Questa non è una poesia, è una nota a una poesia vera, una delle più belle di Guido Catalano, Grazie Martina che mi (qui il testo). E&#8217; un omaggio quindi, un grazie, un dopo,  che è venuto su da un&#8217;idea di quest&#8217;omino qui, che ha sempre delle idee in testa. Qui tutto il carteggio. Prima [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><em>Questa non è una poesia, è una nota a una poesia vera, una delle più belle di Guido Catalano, <strong><a href="http://www.youtube.com/watch?v=Si7ZFr1bm00">Grazie Martina che mi</a></strong> (<a href="http://www.guidocatalano.it/?p=765">qui il testo</a>). E&#8217; un omaggio quindi, un grazie, un dopo,  che è venuto su da un&#8217;idea di <strong><a href="http://www.miomarito.it/marcomanicardi/">quest&#8217;omino qui</a></strong>, che ha sempre delle idee in testa. <strong><a href="http://barabba-log.blogspot.it/2013/03/arrosticini-sciolti.html">Qui tutto il carteggio</a></strong>.</em> <em>Prima andatevi a leggere la poesia, poi tornate qua.</em></p></blockquote>
<p>In quel vuoto ci sta un sacco di bella roba.<br />
C’è Martina che era scesa dal treno, qualche stazione prima,<br />
e il suo moroso ha aspettato che scendesse, perché si vergognava di scriverle a spatascio.<br />
C’è il moroso che la ringraziava, ma per quella cosa lì,<br />
quella che per Martina era una sciocchezza<br />
e che invece per lui no,<br />
e allora ha lasciato perdere di scriverla, a metà.</p>
<p>C’è Martina che l’ha,<br />
quando lui ormai non ci sperava più e allora lui s’è messo lì, a ringraziarla,<br />
come un di più.<br />
E sì che invece non è una roba da dover dare dei ringraziamenti,<br />
c’è gente che la, che lo, tutti i giorni, in ogni tristissimo regionale Trenitalia,<br />
e nessuno dà dei premi, o delle pacche sulle spalle, per questo.</p>
<p>C’è il suo moroso che, dopo aver rimesso nella tasca del giubbino il pennarello, ha riletto per qualche secondo quella cosa,<br />
lì come uno taglio sul tabellone,<br />
e ha pensato va là che testa di cazzo, innamorarsi in movimento.</p>
<p>C’è Martina che la mattina dopo è risalita a Chivasso e ha letto quella roba<br />
e ha pensato chissà per chi è, e che vuol dire, e poi e passata oltre.</p>
<p>C’è il suo moroso, che moroso non è mai stato,<br />
che ogni tanto ripensa a tutte le scritte lasciate in quello e in altri treni,<br />
grazie Martina che mi, ti prego Martina dimmi che, va bene Martina ma non, fanculo Martina però.</p>
<p>C’è Martina che in fin dei conti è un treno pure lei, e tutt’intorno ha pareti, non ha muri, né alberi infiniti,<br />
e le pareti si muovono veloci,<br />
si appoggiano per 3 minuti alle stazioni e la gente ci appiccica due sguardi sconsolati di trasbordo.</p>
<p>Ci sono i pendolari che ancora guardano nel vuoto e per la tristezza spaventosa di aver sbagliato vuoto<br />
hanno scambiato gli occhi con dei tappi zigrinati di acqua minerale.</p>
<p>Ci sono quei due seduti di fronte che quel vuoto l’hanno arredato e a loro,<br />
santi e papi di un’altra chiesa, sta bene così.</p>
<p>C’è lui che il resto l’ha scritto su un foglietto e l’ha buttato vicino alla tazza del cesso,<br />
e chi l’ha raccolto ancora si chiede dov’è-com’è che è esplosa tutta quella baraonda di antigienica felicità,<br />
e perché.</p>
<p>C’è Martina che il finale ce l’ha messo a baci piccoli e a occhi di contentezza,<br />
come le poesie che finiscono col trucco.</p>
<p>C’è Martina che invece non ne sa niente, e lui che avrebbe voluto dirglielo per bene,<br />
con un deragliamento nucleare di vagoni,<br />
ma se la frase la finisci poi dopo è solo letteratura.</p>
<p>E la letteratura è per il dopo, quando il treno arriva da qualche parte in Brianza e il concerto dei nervi del corpo, come per pudore,<br />
smette di.</p>
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