C’è un cane, c’è un uomo


*Poesia nella quale il poeta piscia il cane, piscia un po’ tutto

C’è un cane
c’è un uomo
c’è un sole esplosivo
c’è tanto chiarore che quasi si muore

il cane si muove
nervoso
sull’uomo
gli sbava col muso
sul piede

l’uomo si accascia
gli tocca la testa
il sole si stacca dal piano perfetto
dell’orizzonte
e si imprime sugli occhi del cane
che abbaia

l’uomo
si svita la testa e la getta per terra
il cane l’annusa, ci gioca, la lecca
l’uomo si specchia sul bianco del sole
nel buco del collo col sangue lucente

il cane riflette
sul senso degli occhi
che guardano fissi
come se solo coi raggi riflessi
potessero avere due tacche residue
di batteria.

La follia della testa attaccata sul collo
si nota perfetta alla fine del giorno
quando negli occhi riflette soltanto
la luce apparente del bar dei cinesi

appesi alla testa
due occhi sfibrati ripieni di niente
di liquido denso
di luce rubata
di immagini estorte alla vita mangiata
di fretta

il cane si stanca
ti butta la testa su un angolo scuro
e riflette sul senso volgare e offensivo
di un gioco, una palla, che lanci sul muro
e non torna
da sé.

Un sogno


*Poesia nella quale il poeta viene ammazzato fuori campo

Ho fatto un sogno
ho fatto un sogno, ma io non c’ero
evidentemente, ho fatto un sogno
tuo.

C’eri tu, nel sogno, c’era confusione,
poi non ricordo proprio bene
quando nel sogno non ci sei
non si capisce tutto tutto.

Mi dirai:
ma eri come una voce narrante che vede da fuori
ma non può intervenire, o uno spettatore come quando vedi un film?
No, io non c’ero proprio
non vedevo, non sentivo, soprattutto non capivo.

In effetti non so niente di quel tuo sogno
so solo che l’ho sognato io
tu eri dentro e io ero fuori
come quando ti hanno ucciso, sparato, accoltelato
tu non lo sai che ti hanno ucciso
perché sei morto,
ma intanto
come un ricordo o un sogno bello,
come un coglione, intanto
muori.