Teorema


di azael
4 luglio 2013

*Poesia nella quale il poeta prende la calcolatrice regalata dal governo, quella azzurrina, e calcola occhi per occhi per tre e quattordici

Io però penso a questi addendi,
questi addendi che si scambiano di posto, girano,
ci provano ancora,
e niente,
non cambia.

Questi addendi pieni di speranza, con gli occhi lucidi
che ci provano sempre,
e niente,
il risultato porca troia
non cambia.

E io
ogni mattina
esco di casa
cammino e mi guardo i piedi
i piedi mi guardano, niente
io li guardo e spero che un giorno mi dicano
tranquillo, ci abbiam pensato noi
abbiamo parlato coi cateti
è tutto apposto
l’area del quadrato
quello costruito sull’ipotenusa, ti ricordi?
quell’area lì
è equivalente alla somma delle aree dei quadrati
costruiti su di loro

ma va bene
a loro sta bene così
tranquillo

e invece no
io la mattina esco, cammino e mi guardo i piedi
e non parlano
e l’ipotenusa non so come sta
cosa pensa
e i cateti, se sono felici
se mi odiano, se mi pensano, cosa ne sarà di noi,
e i quarantaquattrogatti col resto di due, gesu cristo, ognuno col resto di due
un gatto non ce la fa a portarsi dietro il resto di due
è un gatto, non una diligenza
e allora mi scansa, pure il gatto, col resto di due

non è possibile – nemmeno in linea di principio – realizzare una macchina termica il cui rendimento sia pari al 100%
e nemmeno un gatto, o la felicità di un corpo in movimento

e cammino
per far vedere che cammino, come una bisettrice che tanto
dove vuoi che vada?
con l’area del quadrato sulle spalle
di quel quadrato tirato su
a fango, sabbia  e a tempo consumato

sul piano dei miei occhi
che sono pari
al peso
del liquido
versato.

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