Madonne puttane
*Poesia nella quale il poeta dorme scomodo, circondato da cose paurose di tepore
Esistono madonne puttane di peluche?
di quelle che uno ci dorme, se le abbraccia e le tiene vicino alla guancia
e poi si sveglia nel cuore della notte
e dice “madonna puttana, eccoti!”.
Esistono quelle madonne puttane di peluche?
E i cani randagi con la rogna che abbaiano da sotto il letto
di quelli che appena chiudi gli occhi
ti saltano sul letto e ti mangiano la faccia
e ti lasciano agonizzante
a sognare, nel tepore dello squartamento, le cose tue belle?
Esistono quei cani randagi?
Perché, se non esistono,
di tutta questa esagerazione di notte
delle mie guance abbandonate
della birra calda di piscio
farò un mucchio, appiccherò un fuoco, mi ci siederò accanto
a tracciare nel fumo
due cani randagi, uno qualunque dei tuoi polpastrelli, un respiro arrossato
sei settecento
madonne puttane.